venerdì 20 aprile 2012

Digressione sulle donne

A volte mi chiedo quanto di quello che realmente siamo, appare agli occhi degli altri.
Donne come angeli...donne come farfalle. Siamo come i papaveri quando devono ancora sbocciare. Generalizzano dicendoci "Siete tutte uguali". Dateci spazio. Dateci fiducia. Siamo qui per smentirvi. Siamo bambine. A qualsiasi età ci conosci, noi siamo comunque bambine. Facciamo i capricci e se non otteniamo quello che vogliamo, mettiamo il broncio.
Viviamo di libri...di poesie...di film d'amore. Vorremmo vivere in un film d'amore. Atteggiarci a prime donne. Ma se non abiti a Manhattan e se non reciti dentro Sex & The City, allora è solo tempo sprecato. Non sappiamo quello che vogliamo. Tutto e subito. Tutto e tutto. Tutto e niente. Parliamo, parliamo tanto. Se ci dai confidenza siamo un fiume in piena! Sappiamo di cosa parliamo?! A volte no, ma ci piace farlo lo stesso per vedere la reazione degli altri. Vogliamo essere corteggiate. Se ci corteggi troppo ci stanchiamo. Ci innamoriamo sempre del ragazzo sbagliato, almeno una volta nella vita. Siamo "dolcemente complicate" per renderla soft...Abbiamo la testa piena di ingranaggi. Basta un niente e questi cominciano a girare girare girare. Non sappiamo gestire l'ansia. Tanto meno le nostre emozioni. Siamo cervello. Tanto cervello. Ma siamo anche tanto cuore. Forse è peggio quando siamo in modalità-cuore. Siamo rose. Siamo belle, profumate, affascinanti. Ma abbiamo le spine. Tante spine. Vengono fuori come niente. Pungiamo. Tante volte in una vita. Pungiamo sempre chi non vogliamo. Ci diamo completamente per cause perse in partenza. Piangiamo tanto per le cause che ci avevano detto, avremmo perso in partenza.

Non so dove voglio andare a parare. Più che una digressione sulle donne, direi che è una digressione per un nuovo amico. Vorrei fargli capire che spesso il problema siamo noi. Non esistono ragazzi cattivi. Nasciamo tutti buoni. Poi all'improvviso qualcosa si rompe. Diventiamo diversi. Diventiamo (o ci convinciamo di essere) ciò che non siamo.
Non voglio credere che quel poco che ho visto e che ho apprezzato, sia solo un riflesso. Io so per certo che è vero. Chi è uno stronzo non accetta orsetti di skype. A chi è cattivo non diventano gli occhi lucidi davanti alla macchinetta del caffè. O forse era la febbre che saliva?!
Chi è cattivo non preserva gli altri. Chi è cattivo se ne frega degli altri.
Vorrei fargli capire che non è uno stronzo, ne tanto meno quella bestia che pensa di essere. Forse, quando quel qualcosa si è rotto, ha semplicemente cominciato a farsi crescere le spine anche lui. Per esigenza. Per auto-conservazione. Perchè a volte è più semplice con le spine.
Vorrei poter essere stata più utile, ma non mi veniva su niente di intelligente o consolante da dire. Avrei semplicemente volute regalargli dal vivo quell'orsetto di skype...ma avevo paura di sporgermi troppo.
Spero almeno che questa follia che sto scrivendo serva a qualcosa.

domenica 29 gennaio 2012

venerdì 23 dicembre 2011

martedì 27 settembre 2011

dedicated to my sweetie...



lunedì 29 agosto 2011


"Penso poco alla morte perché non c’è granché da aggiungere a quel tema. Con lei credo d’aver già fatto i miei conti, non mi fa paura. Certo l’idea del suo inevitabile arrivo non mi rallegra, pensiamo tutti d’avere ancora molte cose da fare ed essere interrotti non fa piacere. Ma io non credo che questo sia il mio caso, non ho progetti per il futuro.

Invece ho ancora cose da fare, sentimenti e affetti da esprimere nel presente, conoscenza di me e del mondo da arricchire. Insomma condurre una buona vita finché durerà.

Sono circondato da molto amore e lo ricambio con pari intensità, ricambiare l’amore non costa fatica, anzi l’amore vero dà riposo e beatitudine.

La vecchiaia, almeno per quanto ne so io, è l’età in cui la quiete rappresenta un traguardo desiderato; anche un lusso.

Chi può concedersi la quiete gode di un privilegio che dipende un po’ dalla fortuna e un po’ dalla vita che ha condotto prima di arrivare a questa stagione.

Se è stata una vita piena, se hai potuto realizzare te stesso al meglio delle tue capacità, se hai conosciuto amore e dolore, se hai accettato i tuoi limiti ma hai utilizzato tutte le valenze vitali delle quali disponevi, se non hai prevaricato, se infine non sei stato avaro di te stesso; questo vuol dire aver fatto i conti con la morte."

Eugenio Scalfari, “L’uomo che non credeva in Dio”


mercoledì 24 agosto 2011

Istantanee di vacanza...

Un prato, un asinello

È un sogno che coltivo da tempo
immemorabile: prendermi
un asinello e piazzarlo sopra
il prato. Giusto per omaggiarlo:
sgravato da ogni impegno,
privato di ogni soma, dolcissimo
asinello da sempre maltrattato.
Dell’asino mi incantano la mitezza
e la pazienza, l’occhio umido
e dolce illuminato a tratti
da lampi di furbizia,
l’endurance millenaria
travestita da mestizia. […]
(F. Marcoaldi)